Gli autori anglosassoni hanno coniato il termine di Over Wearing Syndrom (OWS) per descrivere l’uso eccessivo delle lenti a contatto.
Nella realtà questa condizione clinica raccoglie quelle alterazioni della superficie oculare che si evidenziano solo in alcuni soggetti che fanno uso protratto di lenti a contatto e che accusano la comparsa di intolleranza ad insorgenza rapida o lenta collegata ad uno stato ipossico corneale con o senza neo vascolarizzazione.
A questo capitolo appartengono molti casi di errata applicazione, manutenzione e altre condizione che non necessariamente sono accompagnate da un porto eccessivo di lenti a contatto.
L’OWS si divide per semplicità in Sindrome da ipossia acuta e Sindrome da ipossia cronica. Esistono molte condizioni cliniche (Sindrome ipossia mista) in cui si rilevano segni di entrambe le forme.
Fra le situazioni necessarie alla realizzazione dell’ipossia corneale, sia come cofattore che come nota principale, nello scatenare il processo clinico, possiamo grossolanamente ricordare i seguenti:
1) Il porto notturno inadeguato: è la tipica forma clinica acuta che si riscontra nei soggetti che si dimenticano di rimuovere le LAC (soprattutto in PMMA) prima di andare a letto.
2) L’applicazione stretta di un una LAC non flessibile (raggio base stretto rispetto alla corneoconformità).
Talora questa condizione si verifica anche per presenza di una lavorazione geometrica inidonea alle caratteristiche geometriche del profilo corneale in periferia. In tali condizioni, l’immagine fluoresceinica dimostra un accumulo centrale.
3) L’applicazione di una LAC morbida che non si muove con i normali ammiccamenti. Si tratta della cosiddetta “sindrome da lente stretta” (tight lens syndrom) che si verifica non necessariamente in caso di cattiva applicazione geometrica ma anche in condizioni di alterata secrezione lacrimale particolarmente con lenti ad alta idratazione.
La LAC produce un effetto ventosa (“fatica a togliere le LAC”) in quanto tende a stringere il raggio base nel disidratarsi. Ne consegue un danno epiteliale e spesso neovascolarizzazione.
Qualsiasi condizione capace di distruggere la fragile ed instabile architettura del film lacrimale, come di fatto avviene con l’uso di una LAC, aumenta il tasso di evaporazione. Se nel contempo coesiste un’iposecrezione lacrimale per cui non viene compensata l’iperosmolarità presente sulla superficie corneale, viene richiamato liquido dalla lente e il fenomeno stesso si accentua a dismisura, determinando ulteriore disidratazione della LAC.
E’ stato inoltre dimostrato che l’iperosmolarità della superficie oculare può indurre la perdita delle cellule mucipare caliciformi e determinare altre modificazioni epiteliali della cornea e della congiuntiva, simili alla chetatocongiuntivite secca.
Lo stato patologico nelle sindrome da lente stretta quindi si autoalimenta.
Molti studiosi considerano le alterazioni del film lacrimale precorneale, derivanti da disidratazione e iperosmolarità, associate alle modificazioni anatomo-istologiche epiteliali anche molto lievi, siano la causa della frequentissima comparsa di una riduzione di tollerabilità nei “vecchi” portatori di LAC morbide.
L’utilizzo sistematico di una metodica applicativa adeguata e una corretta profilassi dell’ipossia corneale, rappresentano due elementi fondamentali per mantenere una buona tollerabilità delle LAC nel tempo.
L’Oculista svolge, in questo senso, un ruolo di fondamentale importanza.
4) Bassa trasmissibilità di ossigeno della lente. La trasmissibilità (T) d’ossigeno al di sotto di una LAC è direttamente proporzionale al DK (coefficiente di gas permeabilità del materiale) ed inversamente proporzionale allo spessore della lente stessa (L), ovvero: T=DK/L.
Le lenti a contatto nella realtà muovendosi con l’ammiccamento continuano a produrre il ricambio del film lacrimale che s’interpone fra lente e occhio, contribuendo all’approvvigionamento d’ossigeno. Questo è, di fatto, l’unico mezzo di respirazione corneale in un portatore di LAC rigide in PMMA che hanno un DK vicino allo zero.
Nel portatore di morbide idrogel questo meccanismo viene a ridursi notevolmente e il valore “T” assume particolare importanza.
Il DK di un materiale dipende da alcuni parametri fisici fra cui il più importante è lo stato d’idratazione del polimero. Maggiore è il contenuto idrico della lente, maggiore è il DK sperimentalmente ricavato.
La recente introduzione di materiali silicone idrogel, ha radicalmente ridotto l’importanza del parametro “T” nell’evenienza ipossica della cornea. Purtroppo questi materiali sono disponibili per lenti di serie a parametri fissi (sono le lenti per porto permanente).
5) Stato delle LAC. Lenti vecchie magari non adeguatamente curate con appropriati liquidi di manutenzione (come ad esempio in caso di assenza di proteolisi periodica) o altresì danneggiate per la presenza di depositi, perdono certamente le caratteristiche di trasmissibilità d’ossigeno con conseguente rischio ipossico in caso di porto esteso.
6) Fattori anatomici predisponenti possono essere corresponsabili dell’insorgenza di una OWS.
Una condizione tipica è rappresentata dalla presenza di una ptosi palpebrale che spesso si associa a neovascolarizzazione superficiale del settore superiore della cornea nei non portatori di LAC.
Altre situazioni similari possono dipendere da particolari posizioni della rima palpebrale in posizione primaria o ad una elevata tensione palpebrale. In entrambi i casi si riscontra una diminuita motilità della LAC con l’ammiccamento.
Un’altra condizione definita a rischio ipossico si riscontra in alcuni soggetti che presentano, senza avere mai portato LAC, un’arcata vascolare limbica particolarmente ricca di vasi e/o con associate anomale anastomosi ad arco.
Tale condizione spesso passa inosservata ad una comune esame del segmento anteriore.
7) Patologie a carico del segmento anteriore con componente flogistica in atto. E’ ovvio che tutti gli stati patologici che aumentano il grado di metabolismo epiteliale (e di conseguenza di consumo d’ossigeno) debbano essere considerati fattori di rischio ipossico con l’uso di LAC.
I quadri clinici della OVER WEARING SYNDROME sono, come abbiamo ricordato, la forma acuta e quella cronica. Eccone riassunti i principali rilevi clinici:
Dott. Manganotti Alberto
Medico Chirurgo, Clinica Oculistica Università’ di Verona
www.manganottioculista.it