LE SINDROMI DA USO ECCESSIVO
Dott. Manganotti Alberto
Medico Chirurgo, Clinica Oculistica Università' di Verona
www.manganottioculista.it
Gli autori anglosassoni hanno coniato il
termine di Over Wearing Syndrom (OWS) per descrivere l'uso eccessivo delle lenti
a contatto.
Nella realtà questa condizione clinica
raccoglie quelle alterazioni della superficie oculare che si evidenziano solo in
alcuni soggetti che fanno uso protratto di lenti a contatto e che accusano la
comparsa di intolleranza ad insorgenza rapida o lenta collegata ad uno stato
ipossico corneale con o senza neo vascolarizzazione.
A questo capitolo appartengono molti casi di
errata applicazione, manutenzione e altre condizione che non necessariamente
sono accompagnate da un porto eccessivo di lenti a contatto.
L'OWS si divide per semplicità in Sindrome da
ipossia acuta e Sindrome da ipossia cronica. Esistono molte condizioni cliniche
(Sindrome ipossia mista) in cui si rilevano segni di entrambe le forme.
Fra le situazioni necessarie alla realizzazione
dell'ipossia corneale, sia come cofattore che come nota principale, nello
scatenare il processo clinico, possiamo grossolanamente ricordare i seguenti:
1) Il porto notturno inadeguato: è la
tipica forma clinica acuta che si riscontra nei soggetti che si dimenticano di
rimuovere le LAC (soprattutto in PMMA) prima di andare a letto.
2) L'applicazione stretta di un una LAC non
flessibile (raggio base stretto rispetto alla corneoconformità).
Talora questa condizione si verifica anche per
presenza di una lavorazione geometrica inidonea alle caratteristiche geometriche
del profilo corneale in periferia. In tali condizioni, l'immagine fluoresceinica
dimostra un accumulo centrale.
3) L'applicazione di una LAC morbida che non
si muove con i normali ammiccamenti. Si tratta della cosiddetta "sindrome da
lente stretta" (tight lens syndrom) che si verifica non necessariamente in caso
di cattiva applicazione geometrica ma anche in condizioni di alterata secrezione
lacrimale particolarmente con lenti ad alta idratazione.
La LAC produce un effetto ventosa (“fatica a
togliere le LAC”) in quanto tende a stringere il raggio base nel disidratarsi.
Ne consegue un danno epiteliale e spesso neovascolarizzazione.
Qualsiasi condizione capace di distruggere la
fragile ed instabile architettura del film lacrimale, come di fatto avviene con
l'uso di una LAC, aumenta il tasso di evaporazione. Se nel contempo coesiste
un’iposecrezione lacrimale per cui non viene compensata l'iperosmolarità
presente sulla superficie corneale, viene richiamato liquido dalla lente e il
fenomeno stesso si accentua a dismisura, determinando ulteriore disidratazione
della LAC.
E' stato inoltre dimostrato che l’iperosmolarità
della superficie oculare può indurre la perdita delle cellule mucipare
caliciformi e determinare altre modificazioni epiteliali della cornea e della
congiuntiva, simili alla chetatocongiuntivite secca.
Lo stato patologico nelle sindrome da lente
stretta quindi si autoalimenta.
Molti studiosi considerano le alterazioni del
film lacrimale precorneale, derivanti da disidratazione e iperosmolarità,
associate alle modificazioni anatomo-istologiche epiteliali anche molto lievi,
siano la causa della frequentissima comparsa di una riduzione di tollerabilità
nei "vecchi" portatori di LAC morbide.
L’utilizzo sistematico di una metodica
applicativa adeguata e una corretta profilassi dell’ipossia corneale,
rappresentano due elementi fondamentali per mantenere una buona tollerabilità
delle LAC nel tempo.
L’Oculista svolge, in questo senso, un ruolo di
fondamentale importanza.
4) Bassa trasmissibilità di ossigeno della
lente. La trasmissibilità (T) d'ossigeno al di sotto di una LAC è
direttamente proporzionale al DK (coefficiente di gas permeabilità del
materiale) ed inversamente proporzionale allo spessore della lente stessa (L),
ovvero: T=DK/L.
Le lenti a contatto nella realtà muovendosi con
l'ammiccamento continuano a produrre il ricambio del film lacrimale che
s’interpone fra lente e occhio, contribuendo all'approvvigionamento d'ossigeno.
Questo è, di fatto, l'unico mezzo di respirazione corneale in un portatore di
LAC rigide in PMMA che hanno un DK vicino allo zero.
Nel portatore di morbide idrogel questo
meccanismo viene a ridursi notevolmente e il valore "T" assume particolare
importanza.
Il DK di un materiale dipende da alcuni
parametri fisici fra cui il più importante è lo stato d’idratazione del
polimero. Maggiore è il contenuto idrico della lente, maggiore è il DK
sperimentalmente ricavato.
La recente introduzione di materiali silicone
idrogel, ha radicalmente ridotto l’importanza del parametro “T” nell’evenienza
ipossica della cornea. Purtroppo questi materiali sono disponibili per lenti di
serie a parametri fissi (sono le lenti per porto permanente).
5) Stato delle LAC. Lenti vecchie magari
non adeguatamente curate con appropriati liquidi di manutenzione (come ad
esempio in caso di assenza di proteolisi periodica) o altresì danneggiate per la
presenza di depositi, perdono certamente le caratteristiche di trasmissibilità
d'ossigeno con conseguente rischio ipossico in caso di porto esteso.
6) Fattori anatomici predisponenti
possono essere corresponsabili dell'insorgenza di una OWS.
Una condizione tipica è rappresentata dalla
presenza di una ptosi palpebrale che spesso si associa a neovascolarizzazione
superficiale del settore superiore della cornea nei non portatori di LAC.
Altre situazioni similari possono dipendere da
particolari posizioni della rima palpebrale in posizione primaria o ad una
elevata tensione palpebrale. In entrambi i casi si riscontra una diminuita
motilità della LAC con l'ammiccamento.
Un'altra condizione definita a rischio ipossico
si riscontra in alcuni soggetti che presentano, senza avere mai portato LAC,
un’arcata vascolare limbica particolarmente ricca di vasi e/o con associate
anomale anastomosi ad arco.
Tale condizione spesso passa inosservata ad una
comune esame del segmento anteriore.
7) Patologie a carico del segmento anteriore
con componente flogistica in atto. E' ovvio che tutti gli stati patologici
che aumentano il grado di metabolismo epiteliale (e di conseguenza di consumo
d'ossigeno) debbano essere considerati fattori di rischio ipossico con l'uso di
LAC.
I quadri clinici della OVER WEARING SYNDROME
sono, come abbiamo ricordato, la forma acuta e quella cronica. Eccone riassunti
i principali rilevi clinici:
SINDROME IPOSSICA
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Complicazioni legate all'uso di lenti a contatto