LENTI A CONTATTO E ALTERAZIONE DEL FILM LACRIMALE: COSA SI PUÒ FARE
premessa
Rolando e Calabria ci hanno insegnato che: “qualsiasi lente a contatto è un corpo estraneo posto sulla superficie oculare e la sua tollerabilità è sostanzialmente legata alla presenza di film lacrimale. Un film lacrimale stabile, sufficientemente spesso, regolarmente rinnovato, con adeguata composizione dal punto di vista osmotico, elettrolitico e proteico, fornirà un ambiente conveniente per la LAC consentendole di essere biocompatibile con la superficie oculare”.
Le alterazioni del film lacrimale rappresentano una causa di inidoneità relativa o assoluta all’uso di LAC o, quantomeno, il porto delle LAC viene impostato con l’ausilio di sostituti lacrimali.
D’altro canto è noto che oltre il 80% delle cause di ridotta tollerabilità o intolleranza completa all’uso di LAC sono in qualche modo legate alle alterazione del film lacrimale indotte dallo stesso uso di LAC (dislacrimie secondarie all’uso di lenti a contatto).
E’ questo l’aspetto che vorrei rimarcare in questa breve trattazione.
La comparsa di fenomeni di intolleranza caratterizzata da quadri clinici che vedono legati da uno stretto filo flogosi del segmento anteriore e alterato film precorneale, sono talmente frequenti proprio dopo molti anni d’uso di LAC, che vengono spesso erroneamente considerati un evento tipico quasi inevitabile.
Solo una conoscenza delle cause e dei meccanismi che ingenerano queste manifestazioni, consentono, in sede clinica, di prevenire tali fenomeni e di permettere l’utilizzo di protesi a contatto in modo soddisfacente per tutta la vita di gran parte degli ametropi.
Fra questi meccanismi patogenetici il più impostante è sicuramente l’ipossia prodotta dall’uso di LAC mal applicate (geometria e materiale) o per la scarsa manutenzione. Il più classico quadro clinico è quello derivante dall’uso di una lente morbida stretta.
Una lente morbida che si muove poco può determinare una condizione clinica nota come “tight lens syndrome” (Sindrome da lente stretta). Tale condizione si verifica non esclusivamente a causa di cattiva applicazione ma anche per condizioni di alterata secrezione lacrimale primitiva con lenti ad alta idratazione (errata scelta del materiale). IL danno tissutale avviene per la concomitante presenza di ipossia corneale e di disidratazione del materiale della lente con conseguente restringimento del raggio base.
Se l’evento è acuto si produce un effetto ventosa sulla superficie oculare e il paziente fa fatica a staccare la lente e quando ci riesce, si produce una perdita di cellule epiteliali, la comparsa di dolore puntorio, lacrimazione, fotofobia e di annebbiamento visivo.
Più frequente e subdola è invece la forma cronica dove, a causa di LAC applicate strette (con scarsi movimenti), l’ipossia produce iperosmolarità, instabilità del film lacrimale e un aumento tasso di evaporazione con conseguente riduzione quantitativa del film lacrimale determinando ulteriore disidratazione della LAC. E’ stato inoltre dimostrato che un’iperosmolarità della superficie oculare può indurre la perdita delle cellule mucipare caliciformi e altre modificazioni epiteliali della cornea e della congiuntiva, del tutto simili a quelli che si verificano nella cheratocongiuntivite secca.
Il meccanismo della “sindrome da lente stretta” quindi si autoalimenta e il quadro finale è spesso irreversibilmente quello di un occhio secco.
E’ ovvio per prevenire tale fenomeno l’oculista deve essere in grado di valutare l’applicazione di una LAC morbida ed eventualmente indicare una diversa scelta applicativa.
Va ricordato infine che la scelta sbagliata del materiale di costruzione delle LAC e dei prodotti di manutenzione, può determinare anche (a causa delle presenza di depositi) ipossia. fenomeni flogistici settici e allergici come avviene nella congiuntivite giganto-papillare da LAC.
Da quanto detto risulta evidente che, se l’oculista poi non applica le lenti a contatto, deve comunque conoscere le nozioni fondamentali della contattologia medica ed eseguire regolarmente la valutazione applicativa durante la visita oculistica di qualsiasi portatore.
Nei soggetti che presentano un’alterazione del film lacrimale, sia neo portatori che vecchi portatori, è auspicabile che la progettazione della LAC si affidata a mani esperte. Se la fiducia ricade su un ottico applicatore, l’oculista dovrebbe indicare i precisi requisiti della scelta applicativa.
OCCHIO SECCO E LENTE MORBIDA, COSA FARE
OCCHIO SECCO E LENTE RIGIDA, COSA FARE
SOSTITUTI LACRIMALI E LAC, QUALI USARE
Dott. Manganotti Alberto
Medico Chirurgo, Clinica Oculistica Università’ di Verona
www.manganottioculista.it
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