Archivio per ‘Occhio’ categoria

Lenti a contatto pulizia e igiene

Sapevate che solo 2% delle persone che fanno uso di lenti a contatto le indossano e se ne prendono cura in modo corretto?
Sempre più spesso si sottovaluta la loro pulizia, un fattore più che importante dato lo stretto contatto giornaliero che hanno con i nostri occhi.
Ashley Hyde, una ragazza di 18 anni originaria della Florida, ha dovuto imparare a proprie spese la poca accortezza e la poca cura avuta nell’uso delle lenti a contatto. Per diversi giorni, la ragazza ha iniziato ad accusare dei forti dolori all’occhio destro, divenuto sempre più rosso a causa di una forte infiammazione, tale da farle rischiare la perdita della vista. Continua a leggere: Lenti a contatto pulizia e igiene

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Cos’è il Cheratocono

Cheratocono – Definizione

Deformazione corneale ectasica a cono, bilaterale e progressiva, nel tempo degenera con alterazione dello stroma corneale.

Cheratocono – Cause

Non sono note le cause, anche se in un 10% dei casi si riscontra familiarità. La malattia si associa anche ad altre patologie sistemiche, come sindrome di Down o di Marfan, atopia, osteogenesi imperfetta, o a malattie oculari come retinite pigmentosa, amaurosi congenita di Leber, cheratocongiuntivite primaverile. Continua a leggere: Cos’è il Cheratocono

Blefarite: sintomi, cause e cure

Occhi rossi e che lacrimano, bruciore, prurito e palpebre gonfie ed infiammate: sono questi i sintomi principali della blefarite, un’infiammazione che aggredisce proprio le palpebre, coinvolgendo, in genere, la parte da cui emergono le ciglia. Fra le cause principali ci sono malfunzionamenti delle ghiandole sebaceee localizzate alla base delle ciglia, che oltre ai sintomi accennati possono scatenare altri problemi. Continua a leggere: Blefarite: sintomi, cause e cure

Cheratocono: Cause, sintomi, diagnosi

l cheratocono è un deterioramento della struttura della cornea con graduali sporgenze dalla forma normale rotonda ad una forma di cono.
CAUSE: La causa è sconosciuta. Il cheratocono è più comune nei portatori di lenti a contatto e nelle persone miopi. Alcuni ricercatori ritengono che possa essere una reazione allergica. Continua a leggere: Cheratocono: Cause, sintomi, diagnosi

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Che cosa è la dermatite delle palpebre?

La dermatite delle palpebre è una infiammazione della pelle che si verifica sulle palpebre. Può creare pelle secca e squamosa sulle palpebre o una eruzione cutanea pruriginosa, a seconda della natura esatta della infiammazione. Può influenzare la vista se la palpebra si gonfia o se la pelle si sfalda e irrita l’occhio. Continua a leggere: Che cosa è la dermatite delle palpebre?

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Diamo un taglio alla cataratta

“E’ il secondo intervento chirurgico più richiesto in Italia: la cataratta che comporta l’impianto nell’occhio di un nuovo cristallino in sostituzione di quello che si ha dato Madre Natura. Una lente che permette, nelle sue varianti più aggiornate e costose, di correggere tutti gli eventuali difetti di vista preesistenti e di prevenire quelli legati all’invecchiamento.

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Congiuntivite in bambini ed adulti: sintomi, cause e cura

La congiuntivite è un’infiammazione od infezione della membrana trasparente (congiuntiva) che ricopre la palpebra e parte del bulbo oculare. L’infiammazione fa diventare più sporgenti i piccoli vasi sanguigni presenti nella congiuntiva e questo fa emergere il colore rosa o rosso nella parte bianca dell’occhio.

La causa della congiuntivite di norma è

  • un’infezione batterica o virale,
  • una reazione allergica oppure,
  • nei neonati, il dotto lacrimale non ben aperto.

 

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Cheratocono -Intervista Carlo Lovisolo

Link:
Intervista Carlo Lovisolo – Cheratocono

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Lenti a contatto e Film Lacrimale

LENTI A CONTATTO E ALTERAZIONE DEL FILM LACRIMALE: COSA SI PUÒ FARE

premessa

Rolando e Calabria ci hanno insegnato che: “qualsiasi lente a contatto è un corpo estraneo posto sulla superficie oculare e la sua tollerabilità è sostanzialmente legata alla presenza di film lacrimale. Un film lacrimale stabile, sufficientemente spesso, regolarmente rinnovato, con adeguata composizione dal punto di vista osmotico, elettrolitico e proteico, fornirà un ambiente conveniente per la LAC consentendole di essere biocompatibile con la superficie oculare”.
Le alterazioni del film lacrimale rappresentano una causa di inidoneità relativa o assoluta all’uso di LAC o, quantomeno, il porto delle LAC viene impostato con l’ausilio di sostituti lacrimali.
D’altro canto è noto che oltre il 80% delle cause di ridotta tollerabilità o intolleranza completa all’uso di LAC sono in qualche modo legate alle alterazione del film lacrimale indotte dallo stesso uso di LAC (dislacrimie secondarie all’uso di lenti a contatto).
E’ questo l’aspetto che vorrei rimarcare in questa breve trattazione.
La comparsa di fenomeni di intolleranza caratterizzata da quadri clinici che vedono legati da uno stretto filo flogosi del segmento anteriore e alterato film precorneale, sono talmente frequenti proprio dopo molti anni d’uso di LAC, che vengono spesso erroneamente considerati un evento tipico quasi inevitabile.
Solo una conoscenza delle cause e dei meccanismi che ingenerano queste manifestazioni, consentono, in sede clinica, di prevenire tali fenomeni e di permettere l’utilizzo di protesi a contatto in modo soddisfacente per tutta la vita di gran parte degli ametropi.
Fra questi meccanismi patogenetici il più impostante è sicuramente l’ipossia prodotta dall’uso di LAC mal applicate (geometria e materiale) o per la scarsa manutenzione. Il più classico quadro clinico è quello derivante dall’uso di una lente morbida stretta.
Una lente morbida che si muove poco può determinare una condizione clinica nota come “tight lens syndrome” (Sindrome da lente stretta). Tale condizione si verifica non esclusivamente a causa di cattiva applicazione ma anche per condizioni di alterata secrezione lacrimale primitiva con lenti ad alta idratazione (errata scelta del materiale). IL danno tissutale avviene per la concomitante presenza di ipossia corneale e di disidratazione del materiale della lente con conseguente restringimento del raggio base.
Se l’evento è acuto si produce un effetto ventosa sulla superficie oculare e il paziente fa fatica a staccare la lente e quando ci riesce, si produce una perdita di cellule epiteliali, la comparsa di dolore puntorio, lacrimazione, fotofobia e di annebbiamento visivo.
Più frequente e subdola è invece la forma cronica dove, a causa di LAC applicate strette (con scarsi movimenti), l’ipossia produce iperosmolarità, instabilità del film lacrimale e un aumento tasso di evaporazione con conseguente riduzione quantitativa del film lacrimale determinando ulteriore disidratazione della LAC. E’ stato inoltre dimostrato che un’iperosmolarità della superficie oculare può indurre la perdita delle cellule mucipare caliciformi e altre modificazioni epiteliali della cornea e della congiuntiva, del tutto simili a quelli che si verificano nella cheratocongiuntivite secca.
Il meccanismo della “sindrome da lente stretta” quindi si autoalimenta e il quadro finale è spesso irreversibilmente quello di un occhio secco.
E’ ovvio per prevenire tale fenomeno l’oculista deve essere in grado di valutare l’applicazione di una LAC morbida ed eventualmente indicare una diversa scelta applicativa.
Va ricordato infine che la scelta sbagliata del materiale di costruzione delle LAC e dei prodotti di manutenzione, può determinare anche (a causa delle presenza di depositi) ipossia. fenomeni flogistici settici e allergici come avviene nella congiuntivite giganto-papillare da LAC.
Da quanto detto risulta evidente che, se l’oculista poi non applica le lenti a contatto, deve comunque conoscere le nozioni fondamentali della contattologia medica ed eseguire regolarmente la valutazione applicativa durante la visita oculistica di qualsiasi portatore.
Nei soggetti che presentano un’alterazione del film lacrimale, sia neo portatori che vecchi portatori, è auspicabile che la progettazione della LAC si affidata a mani esperte. Se la fiducia ricade su un ottico applicatore, l’oculista dovrebbe indicare i precisi requisiti della scelta applicativa.

OCCHIO SECCO E LENTE MORBIDA, COSA FARE

OCCHIO SECCO E LENTE RIGIDA, COSA FARE

SOSTITUTI LACRIMALI E LAC, QUALI USARE

 

Dott. Manganotti Alberto
Medico Chirurgo, Clinica Oculistica Università’ di Verona
www.manganottioculista.it

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Lenti a contatto e presbiopia

La presbiopia è una condizione naturale e fisiologica in cui il soggetto a causa di una progressiva perdita di elasticità del cristallino ha difficoltà a mettere a fuoco oggetti a distanza ravvicinata. I primi sintomi della presbiopia si avvertono dopo i 40 anni e generalmente si peggiora fino ai 60/65 anni di età, momento in cui si raggiunge una certa stabilità. Solitamente si prende coscienza della propria presbiopia quando si comincia ad avere difficoltà a leggere un testo, inizialmente si pone rimedio allontanando il libro o il giornale, successivamente si deve fare ricorso all’utilizzo di occhiali o in alternativa alle lenti a contatto.
Attualmente esistono più opzioni per correggere la presbiopia ed esistono anche svariati tipi di lenti a contatto, è necessario quindi valutare attentamente le condizioni di utilizzo della lente, le variabili ambientali, la professione del portatore, la sportività del soggetto, ecc. ecc. per prospettare tutte le possibili soluzioni.
Di seguito vediamo alcune delle possibili soluzioni che il contattologo potrà illustrare:
a) Utilizzo di lenti a contatto e occhiali: in questo caso si utilizzeranno gli occhiali da vicino e la lente a contatto per lontano o viceversa.
b) Monovisione: con la tecnica della monovisione il presbite indosserà una lente a contatto per lontano in un occhio e una lente per vicino nell’altro occhio. La differenza di visione tra i due occhi, visione da lontano un occhio e visione da vicino l’altro, permetterà al cervello di selezionare automaticamente l’occhio da utilizzare.
c) Monovisione modificata: simile alla tecnica precedente, ma con l’utilizzo di questa tecnica mentre in un occhio si indosserà la lente da lontano nell’altro si indosserà una lente a contatto multifocale. Con questa tecnica si migliora la visione da lontano, ma a leggero discapito della visione da vicino.
d) Utilizzo di lenti a contatto bifocali a visione alternata: queste lenti sono costruite in modo da poter riconoscere due zone distinte una per vicino e una per lontano.
e) Utilizzo di lenti bifocali e/o multifocali a visone simultanea: queste lenti costruite mediante superfici asferiche o grazie all’utilizzo di anelli concentrici con poteri diversi per ottenere la bifocalità o la multifocalità. Con questo tipo di lenti il presbite avrà contemporaneamente una visione ottimale sia da vicino che da lontano.

Il meccanismo delle lenti multifocali è simile a quello delle comuni lenti progressive utilizzate per gli occhiali. La ricerca e lo sviluppo di nuove lenti a contatto ha fatto si che oggi siano disponibili lenti bifocali o multifocali in grado di correggere quasi tutte le presbiopie, inoltre, c’è la possibilità di scegliere la soluzione ideale fra lenti mensili, giornaliere, morbide o RGP.
Tuttavia, solo un contattologo o un oculista dopo una valutazione attenta delle vostre esigenze e delle vostre abitudini potrà consigliarvi la soluzione ottimale.